Aromaterapia

Cos’è l’aromaterapia? E gli oli essenziali?

In questo articolo vedremo che cos’è l’aromaterapia e gli oli essenziali e perché è l’aromaterapia è efficace nel migliorare il benessere di corpo, mente ed emozioni.

L’aromaterapia è una branca della fitoterapia che studia le proprietà benefiche degli oli essenziali.

Parlare di aromaterapia e oli essenziali è quindi la stessa cosa?

Non esattamente, anche se le cose sono strettamente correlate.

L’aromaterapia, prendendo la definizione etimologica, è lo studio e la cura di disturbi tramite l’utilizzo degli odori. Il significato etimologico del termine risulta oggi superato e possiamo invece definirla come lo studio e l’utilizzo degli oli essenziali per il miglioramento e il mantenimento della salute.

Più in generale vedremo come l’aromaterapia è lo studio e l’utilizzo degli oli essenziali per migliorare il benessere delle persone, vedendo il benessere in maniera integrata, nel senso di ben- essere (puoi approfondire qui).

Per studiare appieno gli effetti benefici degli oli essenziali iniziamo dapprima a comprendere e studiare che cosa sono gli oli essenziali.

Cosa sono gli oli essenziali?

Gli oli essenziali vengono spesso descritti come sostanze molto pregiate, estratte da piante e sono conosciuti sin dall’antichità. Sono prodotti naturali che sono ottenuti per estrazione a partire da materiale vegetale ricco in “essenze” appartenente alle erbe e piante officinali.

Gli oli essenziali possono essere molto abbondanti in certe famiglie di vegetali e molto scarse in altre. La quantità contenuta in una pianta dipende dalla specie, dal clima e dal tipo di terreno. Talvolta diverse parti della stessa pianta possono produrre oli essenziali diversi a causa della presenza di sostanze chimiche differenti o di concentrazioni diverse delle stesse sostanze.

Anche la qualità dell’olio essenziale dipende dal terreno, dal clima e dalle condizioni generali della pianta.

Una volta estratti, si presentano come sostanze oleose, liquide, volatili, e profumate come la pianta da cui provengono. Dal punto di vista chimico gli oli essenziali sono caratterizzati per una spiccata volatilità e da composti aventi basso peso molecolare.

La maggior parte hanno densità minore di quella dell’acqua. Sono solubili in solventi organici e insolubili o pochissimo solubili in acqua, sulla quale galleggiano. Grazie alla loro lieve idrofilia possono trasmetterle il proprio odore. In questo modo si possono ad esempio fare le miscele con acqua.

Gli oli essenziali si trovano in cellule indifferenziate più grosse oppure in tessuti secretori, sono in genere incolori o di colore giallo pallido o giallo arancione. Se contengono composti azulenici possono essere di colore blu o verde-blu. Se esposti alla luce tendono a resinificare a causa della formazione di perossidi.

Sono quindi sostanze di composizione assai complessa che rappresentano la parte più officinale della pianta: possono essere estratti dai fiori, dai frutti, dalla resina, dal tronco o dalla radice a seconda delle piante aromatiche.

Le piante usano gli oli essenziali per rigenerarsi e per altri molteplici scopi: attraggono gli insetti impollinatori, favoriscono la conservazione della specie mediante l’antagonismo tra vegetali differenti, conferiscono un sapore sgradevole alle piante impedendo di essere mangiate da animali erbivori, difendono la pianta dai parassiti e la proteggono dalle infezioni di batteri, funghi e muffe. Gli oli essenziali consentono quindi alle piante di comunicare: con insetti, piante vicine, etc..; difendersi dalle minacce; riparare i propri tessuti.

E negli uomini?

Essi hanno accompagnato gli esseri umani sin dall’antichità con il loro profumo e i loro effetti benefici che, immancabilmente, si facevano sentire e a volte anche vedere.

Come nel noto caso della lavanda usata per profumare la biancheria.

Un tempo procurarsi l’olio non era affatto facile. Anche oggi rimane un’attività che richiede molto lavoro e competenza.

Ora, come allora, occorrono grandi quantità dell’essenza da cui estrarre l’olio.

Nell’antichità il metodo di estrazione più usualmente impiegato era per macerazione in olio vegetale e il prodotto finale era un oleolito con concentrazioni molto variabili.

Questo metodo è in uso ancora oggi, molto spesso fatto in maniera artigianale e/o casalinga. Molto noti oggi sono l’oleolito di calendula o di iperico.

Il metodo si utilizza anche per produrre oli aromatizzati. E’ un metodo noto che in molti abbiamo usato o abbiamo visto usare.

Si prendono alcune parti della pianta e si mettono in una bottiglietta di olio d’oliva (ma funziona anche con altri tipi di olio vegetale).

Lentamente l’olio prende gusto e profumo della pianta. Diffusissimo è l’olio al peperoncino e, ormai anche al supermercato, si trovano oli aromatizzati con rosmarino, basilico, menta… l’unico limite è la fantasia.

Il ritrovamento di alambicchi di terracotta ha tuttavia indicato che anche il metodo più efficace (l’estrazione in corrente di vapore) era noto già dall’antichità. Anche la macerazione in alcool era pure un sistema utilizzato e, come vedremo, rischioso così come l’estrazione operata attraverso altri solventi e assoluti di varia natura.

Ed oggi quali sono i metodi di estrazione?

Ve ne sono diversi e si differenziano soprattutto per costo, sicurezza, purezza ed efficacia.

Prima gli oli venivano chiamati solo con il nome della pianta. Il termine “olio essenziale” è recente ed è strettamente connesso alle essenze vegetali impiegate per la loro produzione. Richiama alla mente immediatamente l’essenza della pianta stessa ed è quindi strettamente connesso con le sue proprietà.

Il primo metodo sicuro, efficace e che dà una gran purezza dell’olio in uscita è la distillazione in corrente di vapore.

E’ possibile estrarre gli oli in questo modo grazie alle loro proprietà.

Gli oli essenziali hanno una densità spesso minore di quella dell’acqua, sulla quale galleggiano. Sono solubili in solventi organici e insolubili o pochissimo solubili in acqua, ma grazie alla loro lieve idrofilia possono trasmetterle il proprio odore. Essi risultano facilmente trascinabili dal vapor acqueo nonostante il loro alto punto di ebollizione (150-300 °C).

La materia prima vegetale viene collocata in una camera chiamata di estrazione o di distillazione, posta subito sopra a una caldaia piena di acqua. In fondo vi è un bruciatore. Sopra la camera di distillazione vi è un tubo e poi la serpentina di refrigerazione.

Il vapore prodotto portando ad ebollizione l’acqua nella caldaia, migra verso l’alto passando nella camera di estrazione in cui si trova la materia prima, dal fondo verso l’alto. Quando il vapore attraversa il materiale vegetale, sia il vapore d’acqua che l’olio essenziale risalgono verso l’alto (questo perché gli oli essenziali sono volatili). Il vapore e l’olio essenziale passano nel tubo soprastante e poi nella serpentina di refrigerazione, in cui scambiano calore con acqua fredda immersa nella camera. Gli oli e il vapore raffreddati cambiano stato, diventando liquidi e cadono in un altro recipiente. Essendo l’olio essenziale e l’acqua immiscibili, l’olio essenziale si troverà nella parte superiore della camera, mentre l’acqua resta sul fondo. Si può quindi procedere a separare con facilità l’olio essenziale dall’acqua.

Questo metodo è abbastanza semplice in quanto la distillazione con alambicchi e la procedura fisico/chimica è nota già dell’antichità: infatti sia la procedura di distillazione, sia le proprietà degli oli (volatilità, idrofobia) sono conosciute.

E’ un metodo molto costoso, dà risultati di qualità. Non è applicabile a tutti gli oli.

La distillazione in corrente di vapore è uno dei metodi più utilizzati per l’estrazione degli oli essenziali di buona qualità: il 93% di essi viene estratto con questo sistema.

Il secondo metodo per produrre oli di buona qualità è la spremitura a freddo.

Viene usato principalmente per gli agrumi, i più noti sono l’olio essenziale di arancio, quello di bergamotto, di limone, quello di lime e di mandarino.

La spremitura a freddo si usa principalmente per gli agrumi perché essi contengono grandi quantità di oli essenziali nella buccia e nella scorza, sono termosensibili e si ossidano facilmente alle alte temperature. Pertanto sarebbe molto difficile estrarli in distillazione in corrente di vapore. Infine la spremitura a freddo permette di estrarre anche molecole più grosse.

Gli agrumi vengano inseriti in macchine che comprimono la scorza e fanno aprire le ghiandole oleifere dei frutti, dalle quali esce l’essenza mista ad acqua, che verrà separata in un secondo momento.

A volte viene utilizzato un torchio idraulico.

L’olio essenziale esce dalla buccia ed è particolarmente concentrato.

Vi sono altri metodi di estrazione che vengono usati in situazioni particolari o per abbassare i costi di estrazione e produzione.

Ad esempio per l’assoluta di Gelsomino, molto costosa, viene utilizzato un solvente perché con i normali procedimenti sarebbe molto difficile, e a volte non possibile, estrarre l’olio essenziale.

Alcuni produttori utilizzano invece altre tecniche per abbassare i costi di produzione.

Ad esempio vi è l’estrazione in alcool: la pianta viene lasciata macerare in alcol vegetale e l’essenza viene poi separata dall’alcool, che non viene però mai rimosso al 100%, conferendo all’essenza un sentore alcolico. Tale procedura se non fatta con altissimo controllo di qualità può portare molte problematiche.

Anche l’estrazione per distillazione in corrente di vapore con solvente è usata per abbassare i costi di produzione ed estrazione.

Altro esempio è l’estrazione con solvente su griglia: si dispongono le piante su una griglia, si fanno passare dei solventi e tramite il processo evaporativo si isola l’olio essenziale dalla pianta.

Quale metodo di estrazione conviene quindi?

Qual è il migliore?

Come abbiamo già analizzato dipende dallo scopo principale e dalla pianta.

Nell’estrazione con solventi si estraggono grandi quantitativi di oli in poco tempo, con costi contenuti, sfruttando solventi chimici. Tuttavia rimuovere il solvente è complesso e non vi è mai una rimozione totale. Il solvente è spesso dannoso per la salute. Può non essere dannoso per il solvente in sé, se è scelto in maniera accurata, ma i metodi di produzione dello stesso spesso portano elevati inquinanti oltre che avere un impatto negativo sull’ambiente in cui viviamo.

Se lo scopo è avere un olio essenziale di elevata qualità, puro e naturale la distillazione in corrente di vapore e la spremitura a freddo sono i metodi migliori, capaci di restituire un prodotto puro al 100% e, giocoforza, sono anche i metodi più onerosi per il produttore. Essi consentono di non intaccare la purezza originaria, non introducono sostanze estranee all’olio e non usano eccessive pressioni o temperature che nuocerebbero alle potenzialità terapeutiche dell’olio essenziale.

Una volta analizzati i metodi di estrazione, ci si può chiedere qual è la resa di estrazione e qual è quindi il costo di produzione di un olio essenziale.

La risposta non è univoca, dipende dalla pianta e quindi dall’olio essenziale che si vuole produrre.

Ad esempio la scorza di arancia e di limone contiene una buona percentuale di olio essenziale e quindi il loro costo è abbastanza contenuto. Invece ci sono alcuni oli, ad esempio la melissa o la rosa, che contengono minor quantità di olio essenziale e quindi si ha bisogno di maggior materia prima per estrarre l’olio. L’olio risulta quindi molto costoso.

Per evidenziare bene la resa si possono vedere alcuni numeri: ci vogliono circa 45 limoni per estrarre 15 ml di olio essenziale, 13,6 Kg di lavanda per 15 ml di olio essenziale e ben 453 Kg di melissa per fare solo 5 ml di olio essenziale!

E’ facilmente osservabile quindi come l’olio essenziale sia un estratto fitochimico selettivo, nel senso che un particolare gruppo fitochimico è scelto e selettivamente rimosso dalla pianta in percentuali minime. In particolare è altamente selettivo, mediamente la resa va dallo 0,01% al 2%.

Inoltre è importante evidenziare che le essenze contenute nelle piante sono la fonte degli oli essenziali come prodotto, ma non sono completamente sovrapponibili a essi dal punto di vista chimico, dato che gli oli essenziali contengono solo le molecole volatili alle condizioni di estrazione e idrofobiche (le molecole volatili e idrofiliche si perdono nelle acque aromatiche).

Ora che abbiamo descritto cosa sono gli oli essenziali possiamo definire in maniera più dettagliata quali sono i loro benefici e come poterli utilizzare per il benessere degli individui

Cos’è l’aromaterapia?

L’aromaterapia, come abbiamo visto, è la branca della fitoterapia che studia le proprietà benefiche degli oli essenziali. Riesce ad avere un veloce effetto riequilibrante su corpo, mente ed emozioni, contemporaneamente e migliorare il nostro benessere.

Per analizzare in maniera più dettagliata in che modi poter utilizzare gli oli essenziali per il nostro benessere è necessario analizzare la storia dell’aromaterapia.

Storia dell’aromaterapia

L’utilizzo di oli essenziali da parte degli umani risale a più di 10.000 anni fa.

Ci sono indicazioni del loro utilizzo sia nei geroglifici egiziani, sia in manoscritti cinesi.

Ulteriori indicazioni frammentarie vengono dall’India, Persia, Egitto, Israele, Grecia, Roma.

In India vi sono indicazioni per lo più tramandate in forma orale, in cui gli oli venivano usati in epoche molto antiche (Paleolitico- Mesolitico).

Essi erano altamente valorizzati come materie prime sotto forma di resine e gomme, incensi, profumi, cosmetici, medicine, alimenti e per funzioni sacre.

Anche nella Bibbia ritroviamo l’uso della mirra e di altri oli.

In epoca cristiana sappiamo tutti che l’incenso e la mirra sono stati utilizzati per ungere Gesù bambino alla nascita.

Gli oli essenziali sono stati largamente usati in Europa e nel bacino del mediterraneo fino alla caduta dell’Impero Romano. Pian piano il loro uso venne a decadere.

Con il medioevo si assiste ad un ulteriore restrizione del loro uso: infatti molti rimedi naturali e fitoterapici furono associati a stregoneria.

Dalla fine del 1800 si assiste ad un utilizzo più moderno degli oli essenziali e vi sono diversi studi e diverse scuole di pensiero.

In Francia vennero iniziati gli studi sulle proprietà antibatteriche degli oli essenziali.

Intorno al 1930 fu coniato il termine Aromaterapia dal Dr. René-Maurice Gattefossé, chimico francese che utilizzava gli oli essenziali durante la prima guerra mondiale.

Il Dr. Jean Valnet, medico francese molto conosciuto, utilizzava gli oli nelle armate Francesi per curare i soldati durante la guerra Indo-Cinese. Nel 1964 pubblicò il suo libro “Aromathérapie” che gettò le basi per l’aromaterapia così come oggi la conosciamo.

Il focus era sugli aspetti terapeutici degli oli piuttosto che sugli aromi. Essi promuovevano e usavano gli oli essenziali per uso interno li usavano anche puri applicati direttamente sulla pelle.

Una biochimica austriaca Marguerite Maury andò in Francia per un certo periodo e imparò ad utilizzare gli oli. Lei voleva rendere gli oli popolari in Inghilterra, quindi si trasferì lì.

I suoi studi furono diversi: non consigliava l’utilizzo degli oli allo stesso modo dei medici, perché era molto più interessata all’utilizzo aromatico per migliorare l’umore e per uso cosmetico. Utilizzò molti oli con successo per massaggi e cosmetici.

In Italia la famiglia Rovesti, dalla fine del 1800 alla fine del 1900, compì una ricerca approfondita sugli oli essenziali e la fitoterapia e il prof. Paolo Rovesti studiò gli effetti psicologici degli oli essenziali sui pazienti che soffrivano di depressione e isteria.

Come vengono usati gli oli essenziali per migliorare il benessere degli individui?

A seconda delle scuole di pensiero nei diversi paesi europei si sono studiati gli effetti degli oli essenziali sui batteri, sulla salute psichica e per un miglioramento generico dell’umore e per uso cosmetico.

Gli oli essenziali, essendo un concentrato fitochimico dell’essenza della pianta, riescono a portare gli effetti benefici della pianta in misura molto concentrata.

Ad esempio una goccia di olio essenziale di menta corrisponde a 28 tazze di tisana alla menta. Questo rende l’olio essenziale un composto molto potente già in piccolissime quantità e permette di utilizzarli in maniera efficace in diversi modi.

Per tale ragione i diversi studi si sono suddivisi negli aspetti che più erano utili in quel particolare momento storico.

Gli oli essenziali di buona qualità oggi si possono quindi utilizzare in tre diversi modi:

  • in diffusione: cioè diffusi nell’ambiente con un diffusore, meglio se ad ultrasuoni, per non alterare le proprietà degli oli essenziali
  • per uso topico: cioè applicati sulla pelle, ad esempio tramite massaggio con un olio vettore vegetale (olio di cocco, di oliva, di vinacciolo, etc…)
  • per uso interno: cioè ingeriti, ma solo quelli sicuri per uso interno

Si è studiato che in qualunque modo gli oli essenziali entrano in contatto con noi hanno sempre un effetto sistemico e generalizzato, essendo sostanze estremamente piccole e volatili.

Ad esempio, quando lo mettiamo in diffusione, l’olio essenziale attraversa i recettori nasali, arriva al cervello e agisce al livello del sistema neuro-vegetativo. Modula la produzione di ormoni, agisce sulla sfera emozionale e mentale. Oltre che al cervello dal naso, raggiunge anche i polmoni e attraverso i bronchi, arriva al sangue. Quando li usiamo in maniera topica l’olio arriva in primo luogo alla pelle e poi al nostro naso. Dalla pelle, che è un organo assorbente ricco di recettori, arriva nella linfa e poi nel sangue. Quando li usiamo per uso interno passano per tutto il tratto digerente: stomaco, fegato, intestino tenue, intestino crasso. Anche qui tramite le pareti intestinali arriva al sangue.

Gli oli essenziali agiscono quindi in maniera sistemica su i diversi organi e contemporaneamente influiscono anche sulla nostra mente e sulle emozioni.

L’aromaterapia si utilizza solo in ambito del benessere della persona?

L’aromaterapia trova applicazioni in diversi campi, anche se, quasi tutti sono collegati al benessere integrato delle persone.

Come abbiamo visto i differenti studi di aromaterapia vanno dal miglioramento della salute, alla cosmesi, al miglioramento della salute psichica.

L’ambito del mantenimento della salute risulta essere quello di maggior interesse.

Attualmente l’aromaterapia non è inserita nella medicina tradizionale. Per questo motivo, al di là degli studi scientifici, essa può essere usata per coadiuvare i trattamenti di medicina tradizionale, per trattare piccoli fastidi passeggeri che non alterano la salute e per migliorare il benessere della persona.

Sempre più persone si stanno avvicinando per queste ragioni a quello che è il mondo della medicina naturale.

Altro campo di applicazione dell’aromaterapia è rappresentato dalla cosmesi, dove gli oli essenziali vengono utilizzati all’interno di moltissime preparazioni cosmetiche al fine di sfruttarne le diverse proprietà. Ad esempio l’olio essenziale di lavanda esercita un’azione riequilibrante sulla pelle quando viene utilizzato in creme. Applicando la medesima crema si può sfruttare anche le proprietà esercitate tramite la percezione olfattiva dell’essenza (ad esempio, sempre l’olio essenziale di lavanda, esercita un effetto tranquillizzante).

Un ulteriore campo di applicazione è quello della detersione e pulizia della casa, degli oggetti e delle persone. Per avere un effetto benefico sugli individui si possono utilizzare detergenti per la pulizia di casa e indumenti agli oli essenziali, detersivi, shampoo, dentifrici e saponi.

Ultimamente l’uso di oli essenziali viene usato, al posto di profumi artificiali, per profumare oggetti di artigianato, cassetti, macchine per rendere gli ambienti più accoglienti e salutari.

Gli oli essenziali hanno controindicazioni?

Gli oli essenziali sono miscele complesse e concentrate di sostanze chimiche. Pertanto l’utilizzo non accorto di tali sostanze può comportare grandi rischi per la salute.

Un errore molto frequente consiste infatti nel ritenere il termine “naturale” sinonimo del termine “sicuro” e che può essere usato in gran quantità. Al contrario di quanti molti pensano, il fatto che un prodotto sia naturale, non necessariamente implica che si abbia a che fare con una sostanza del tutto innocua e salutare. Difatti, se da un lato gli oli essenziali possono potenzialmente esercitare azioni benefiche per l’organismo (purché correttamente utilizzati), dall’altro lato vi sono alcuni utilizzi degli oli essenziali che non apportano alcun beneficio, o al contrario, possono risultare addirittura dannosi.

Ad esempio l’applicazione di oli essenziali puri sulla pelle può portare a infiammazioni e lesioni della cute e la loro ingestione, se non effettuata in modo opportuno può creare molti danni.

Infatti è importante considerare per l’utilizzo sia le dosi sia la qualità degli oli stessi.

Bastano poche gocce per ottenere l’effetto benefico e aumentare le dosi potrebbe non essere utili e in alcuni casi anche dannoso.

Nel caso di particolari patologie o se si effettuano terapie farmacologiche di qualsiasi tipo è importante prima di usare gli oli essenziali chiedere al proprio medico.

E’ importante ricordare infatti che l’aromaterapia non viene considerata una medicina tradizionale. E’ possibile utilizzarla per mantenere il proprio livello di salute e migliorare il proprio benessere.

Inoltre gli studi effettuati nei diversi casi si basano su particolari oli essenziali che non sono tutti uguali.

Qualità degli oli essenziali

Gli oli essenziali sono tutti uguali? Quali apportano benefici e quali no? Alcuni oli essenziali possono essere addirittura dannosi per la salute. La qualità di un olio essenziale è fondamentale per definire se esso apporta benefici per il benessere della persona. La qualità di un olio dipende dalla qualità delle piante usate e dal metodo di estrazione.

Più la pianta cresce nel proprio ambiente naturale, con coltivazione rispettosa di essa e qualità della coltivazione controllata, più l’olio essenziale della stessa sarà di buona qualità e di grado terapeutico.

Ad esempio una lavanda coltivata in Francia, dove è endemica, e una coltivata in un paese dove non è endemica non produrranno il medesimo olio essenziale.

Così come l’olio essenziale che può essere estratto da un limone coltivato con pesticidi potrebbe contenere tracce che nulla hanno a che vedere con il limone.

Anche i metodi di estrazione svolgono un ruolo molto importante, come già descritto in precedenza. I metodi di estrazione più rispettosi sono la spremitura a freddo e la distillazione in corrente di vapore.

Un metro di giudizio parziale, ma che ci può dare una prima indicazione, per valutare la qualità di un olio essenziale è l’etichettatura e le informazioni disponibili sull’olio stesso. Le informazioni complete per un olio essenziale dovrebbero comprendere:

  • nome botanico (e nome comune)
  • eventuale caratterizzazione chemotipica
  • parte della pianta usata
  • luogo di raccolta
  • metodo di estrazione
  • data di estrazione
  • data di scadenza
  • eventuali operazioni effettuate sull’olio grezzo (deterpenazione, ecc.)
  • cautele (uso interno, bambini, gravidanza, ecc.)

Tali informazioni possono essere riportate o sulla confezione oppure su appositi sistemi informativi.

L’aromatogramma di un olio essenziale

L’aromatogramma è un esame per valutare la sensibilità di una specie batterica verso un determinato olio essenziale.

Questo esame viene effettuato con le stesse modalità dell’antibiogramma.

Si semina la specie batterica interessata in un terreno di coltura; successivamente si mette sulla superficie uno o più dischetti di carta imbevuti con alcune gocce dell’olio essenziale da provare.

Si incuba il terreno per il tempo necessario a temperatura controllata.

Passato il tempo determinato si osserveranno degli aloni. Questi ultimi sono gli aloni di inibizione, ovvero zone di mancata crescita del microrganismo. L’estensione di tali aloni indica il potere battericida di ciascun olio essenziale.

In questo modo è possibile confrontare i poteri battericidi di diversi tipi di oli essenziali nei confronti di una determinata specie batterica, così da stabilire quale di essi possa essere il più efficace a debellare l’infezione operata da quel dato microrganismo.

Per ogni olio essenziale si può attribuire il proprio indice aromatico, cioè il rapporto tra l’alone di inibizione dell’olio in analisi e l’alone che avrebbe un olio essenziale ideale, ovvero con potere battericida massimo, al quale è attribuito un ideale valore pari a 1.

L’indice aromatico è quindi un numero tra 0 e 1: più il valore si avvicina a 1, più l’olio ha potere battericida. Ad esempio, l’olio essenziale del timo, che ha un potere battericida piuttosto elevato, ha un indice aromatico pari a 0,711, mentre quello di basilico, con potere antibatterico piuttosto blando, ha un indice aromatico pari a 0,012. L’origano ha un indice poco inferiore a 1, quindi l’indice aromatico a volte viene anche chiamato “indice origano.

Quali sono le difficoltà di un aromatogramma?

L’aromatogramma misura l’efficacia di uno specifico lotto di olio essenziale, quello testato, e non dell’olio essenziale in genere.

Infatti a differenza dei farmaci due oli essenziali provenienti dalla stessa specie, e addirittura dallo stesso chemiotipo, possono essere molto diversi a seconda dell’area geografica di raccolta, del periodo di raccolta o della metodica di distillazione (o estrazione).

Il valore di un aromatogramma è quindi molto meno generalizzabile di quello di un antibiogramma.

Inoltre non vi è uno standard per tutti i laboratori, pertanto può risultare difficile comparare i risultati di diversi laboratori.

Quali sono i benefici di un aromatogramma?

Nonostante le difficoltà di misura, l’aromatogramma rimane un valido esame per valutare l’azione battericida degli oli essenziali. Esso offre indicazioni per la sensibilità di una specie batterica rispetto ad un determinato olio essenziale.

Come scegliere gli oli essenziali

Per scegliere gli oli essenziali più utili al proprio benessere è necessario valutare attentamente la qualità dell’olio, i propri bisogni e il metodo che è preferibile per l’utilizzo.

Ad esempio, i benefici di un olio assunto per ingestione possono essere: promuove la funzione delle cellule sane; aiutare la salute gastrointestinale; mantenere una funzione immunitaria sana; fornire supporto antiossidante; etc…

Tuttavia è importante conoscere che non tutti gli oli sono ingeribili.

Se la qualità dell’olio è scarsa, ad esempio, non è raccomandato di ingerirlo. Inoltre non tutti gli oli, anche se di buona qualità, possono essere ingeriti, così come non mangiamo tutte le piante.

E’ opportuno quindi sempre valutare con un esperto gli oli migliori per il proprio benessere.

Se vuoi approfondire come poter utilizzare gli oli essenziali puoi contattarmi per una consulenza gratuita.

Biografia

Mara Bertona, “Il grande libro dell’aromaterapia e aromacosmesi”, Xenia Edizioni, 2016

Paolo Campagna, “Farmaci vegetali”, Minerva Medica, 2008

Franco Canteri, “Guida completa agli oli essenziali”, Edizioni il Punto d’Incontro, 2015

Franco Firenzuoli, “Fitoterapia – Guida all’uso clinico delle piante medicinali” Elsevier, 2008

Len Price Shirley Price , “Trattato di aromaterapia. Guida professionale all’uso terapeutico degli oli essenziali” Red Edizioni 2003

Dr. David Stewart, “The Chemistry Of Essential Oils Made Simple: God’s Love Manifest In Molecules” Care Pubns 2005

Robert Tisserand, “The Art of Aromatherapy: The Healing and Beautifying Properties of the Essential Oils of Flowers and Herbs” Reissue edizione 1978

Robert Tisserand, Manuale di Aromaterapia – Proprietà e uso terapeutico delle essenze aromatiche, Edizioni Mediterranee, 2003

Jean Valnet “Aromaterapia. Guarire con le essenze delle piante” Demetra, 2019

Valerie Ann Worwood, Guida completa all’Aromaterapia – Guarire con le essenze e i profumi, Macro Edizioni, 2008

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