Laboratorio esperienziale: il focus

Come ho creato un laboratorio esperienziale? E come mai proprio sul focus? Tempo fa i miei figli Laura e Manuel non volevano saperne di spegnere il televisore e andare a dormire (Emozioni in gioco)

Dopo essere andati in conflitto la sera stessa, il giorno dopo ho deciso di centrarmi e di fare una attività che permettesse di risolvere alcune questioni relazionali tra noi. Ho preparato quindi un laboratorio esperienziale giocoso da fare con tutta la famiglia.

Quando Laura si è sentita meglio (la mattina era stata male) ho chiamato mio marito e i due bambini grandi invitandoli a fare “il gioco”.

Mettendo musiche ad hoc, ci siamo disposti in cerchio, ballando insieme. Dopo alcuni balli e canti corali che hanno contribuito a ricreare un clima di unione e di fiducia reciproca, ho chiesto a tutti di inventarsi una mossa semplice che gli permettesse di mostrare tutta la loro energia.

Tipo il gesto di esultanza per un bel goal o un regalo. Però urlato.

Li ho fatti provare: Laura ha preso il mio gesto, il sì con il pugno abbassato, Manuel ha espresso “evvai!” con il pugno alzato e mio marito il “Mavieni!”. Abbiamo fatto pratica.

Ho appreso tale pratica in diversi corsi svolti. 

Un gesto di esultanza viene di solito espresso quando si prova una gioia molto grande: ad esempio davanti a un bel gol, ad un traguardo personale o di fronte una buona notizia. Tuttavia è vero anche il contrario. Vale a dire che lo stesso gesto di esultanza effettuato molte volte in condizioni piacevoli, ripetute nel tempo, costituisce “un’ancora” a tale emozione. Quindi facendo il solo gesto, se esso è stato in passato ripetuto abbastanza a lungo, si attivano le aree cerebrali come se si fosse verificata la condizione potenziante.

In questo caso specifico ho iniziato ad usare il meccanismo di ancoraggio come strumento futuro ed ho usato il movimento che favorisce l’emozione per “caricare” noi nel qui e ora.

Abbiamo ballato per qualche minuto (va bene qualsiasi musica che trasmette energia) e poi fatto la mossa all’apice dell’energia.

Quando tutti stavano provando emozioni potenzianti (prevalentemente gioia e sorpresa) abbiamo iniziato la seconda fase.

Ci siamo seduti a tavola dove hanno trovato ciascuno un foglio e una penna colorata. Sul  foglio gli ho chiesto di scrivere o disegnare quali fossero i loro obiettivi da portare avanti durante tutto questo mese (ho posto la domanda in maniera differente a seconda dell’età e mi aspettavo risposte ad un livello differente).

Alla fine ci siamo confrontati vedendo i punti in comune e quelli differenti. Abbiamo analizzato i conflitti che emergevano sia nella stessa persona sia tra i differenti interessi tra noi e poi ci siamo focalizzati sui punti in comune.

È emerso che Laura e Manuel avevano entrambi un conflitto interno e uno scambio di ruolo.

Laura, nel periodo in cui non ci siamo stati per seguire Noemi, è stata trascurata da altri e gli è stata fatta prendere la responsabilità del fratello, prendendo il ruolo di madre. Nei suoi obiettivi ha espresso un conflitto tra quelli tipici del ruolo di madre e quelli della sua età.

Questa attività mi ha permesso di portare sia lei sia mio marito alla consapevolezza della questione e definire il processo per la risoluzione di tali conflitti.

Ho ristabilito i limiti, inserendo dei confini sul comportamento di Laura e Manuel.

Abbiamo focalizzato insieme gli obiettivi realizzabili in un mese e identificato i punti di unione.

Sì sono sentiti più sereni e con più autostima.

Laura a quel punto, in piena autonomia, consapevole di ciò che voleva, ha preso i suoi libri e ha fatto i compiti e la sera sia lei sia suo fratello sono andati a letto all’orario stabilito senza contestazioni e senza provare rabbia. Possono sembrare piccoli gesti, ma per la loro età sono grandi passi e grandi risultati.

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