Mindfulness

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Che cos’è la mindfulness?

Come si applica?

La parola mindfulness è una parola inglese tradotta dalla lingua Pali che vuol dire consapevolezza.

Per capire meglio che cos’è la mindfulness usiamo la descrizione di Jon Kabat-Zinn:

“Mindfulness significa prestare attenzione in modo specifico: con intenzionalità, nel momento presente e senza giudizio.”

È quindi un modo per coltivare una piena esperienza del momento presente.

Prende le sue origini dalla cultura buddhista, dall’eliminazione della sofferenza seguendo l’ottuplice sentiero:Retta Comprensione, Retto Pensiero, Retta Parola, Retta Azione, Retta Condotta di vita, Retto Sforzo, Retta Consapevolezza, Retta Concentrazione.

Ci mette quindi in una relazione diversa al disagio e alla sofferenza che tutti, prima o poi, proviamo.

Per capire più nel profondo, al di là delle definizioni, cosa è la mindfulness ci concentreremo su cosa non è e, per differenza, andiamo a comprendere meglio che cos’è.

La mindfulness non è togliere i pensieri o svuotare la mente dai pensieri.

Se cerchiamo di togliere i pensieri razionalmente iniziamo a dirci di “di togliere i pensieri” e pensiamo di togliere i pensieri. Diventa quindi una contraddizione.

Inoltre se cerchiamo di toglierli aumentiamo lo stress.

La mindfulness invece sviluppa la capacità di comprendere che i nostri pensieri sono solo pensieri e possiamo scegliere quali seguire e quali no.

La mindfulness non è un metodo di rilassamento.

Il rilassamento può avvenire naturalmente praticando la mindfulness, ma non è l’obiettivo da perseguire.

Cercare a tutti i costi di rilassarsi porta maggiore stress, aspettative e senso di frustrazione se esse non sono soddisfatte.

La mindfulness invece ci porta ad osservare e ad accettare la nostra condizione attuale, nel momento presente, sia che siamo tesi, arrabbiati o agitati, sia che siamo calmi e rilassati.

La mindfulness non è un metodo per evitare esperienze spiacevoli. 

Infatti il dolore è un fatto della vita, inevitabile.

La sofferenza che lo accompagna invece dipende molto dal modo in cui ci si rapporta all’esperienza negativa.

La mindfulness ci aiuta ad aumentare la nostra capacità di vivere il dolore. Con essa si arriva a comprendere la differenza tra le sensazioni dolorose e la sofferenza che spesso le accompagna e che sono esperienze distinte.

Con esercizi appositi è possibile filtrare la parte di sofferenza emotiva dando differenti significati.

Infatti la sofferenza nasce dalle nostre reazioni al dolore. Quando ci esercitiamo a reagire al dolore con l’accettazione e non con resistenza, la nostra sofferenza diminuisce.

La mindfulness non è diventare impassibili. 

Al contrario, la pratica della mindfulness ci consente di attraversare il fiume delle emozioni. Essendo consapevoli delle emozioni e di tutto ciò che sta avvenendo nella nostra mente in ogni momento riusciamo a gestire le emozioni, quindi a non evitarle e neanche a rimanere sommersi.

La mindfulness non è la ricerca della beatitudine. 

Anche la ricerca della beatitudine a tutti i costi paradossalmente crea stress.

Nella mindfulness impariamo che gli stati emozionali vanno e vengono, che possiamo gestire le varie emozioni, ma non dobbiamo cercare di fermare alcuni stati emozionali.

È controproducente aggrapparci a tutti i costi ai momenti belli o rifiutare quelli spiacevoli.

Ciò significa l’accettazione che anche le sensazioni come irrequietezza, irritazione e frustrazione che possiamo provare, non sono da considerarsi degli insuccessi. Sono stati emozionali che non dobbiamo cercare di cacciare, ma semplicemente osservare e accettare, nella loro evoluzione e transitorietà. Essi sono portatori di messaggi, esattamente come gli altri stati emozionali.

La mindfulness non è autoindulgenza. 

Porta a guardare se stessi esattamente per ciò che si è e ad accettarsi pienamente. L’accettazione incondizionata di sé crea un rapporto sicuro come base per vivere. Solo a quel punto accertandosi per quello che si è, il cambiamento è possibile.

La mindfullness porta a vedere le modalità adattive, anche quelle disfunzionali e automatiche generate da una non accettazione di sé.

Infine la mindfulness non è convertirsi a una nuova religione.

Sebbene sia nata nella tradizione buddista, la mindfulness in occidente fornisce la possibilità di avere pratiche di consapevolezza senza una cornice spirituale di riferimento.

Pertanto è utile per tutti, indipendentemente dal proprio credo religioso.

In conclusione la mindfulness ci permette di passare dalla modalità del “fare” a quella dell’”essere”, utilizzando attenzione e consapevolezza in ciò che si sta facendo.

mindfulness

Alcune persone hanno mosso come critica principale alla mindfulness che essa non è altro che prendere pratiche meditative già in essere da molti secoli e riapplicarle.

Tuttavia poiché la mindfullness non ricalca le filosofie tradizionali da cui ha origine essa può essere usata come metodo terapeutico, di riduzione dello stress, in ambito educativo e per il benessere.

Quando siamo sotto pressione e agiamo in modo automatico, secondo schemi che abbiamo imparato nell’infanzia, senza una corretta gestione emozionale rischiamo maggiori incomprensioni nei rapporti con gli altri, rischiamo di perdere informazioni importanti, esperienze e occasioni, rischiamo di non sfruttare a fondo il nostro potenziale e quindi sprecare la vita che stiamo vivendo.

Viceversa la mindfulness rappresenta un’opportunità di condurre un’esistenza migliore.

Producendo un aumento della nostra consapevolezza ci aiuta ad abbandonare i nostri giudizi e, di conseguenza, lo stress e l’ansia; ci conduce verso un’esperienza di vita più ricca e piena; si propone di aiutarci a sostituire, nella vita quotidiana, i comportamenti reattivi, automatici e distruttivi, con scelte consapevoli e più funzionali.

Come si pratica la mindfulness?

La mindfulness si può praticare in ogni momento della giornata. La pratica può essere formale e informale.

La pratica della mindfulness formale richiede di avere del tempo dedicato da dedicare alla pratica. A seconda della pratica si effettua una meditazione,prestando attenzione alla respirazione, ai sensi, alle emozioni, ai suoni, al cibo, al cammino, etc…

La pratica della mindfulness informale invece non segue regole precise. Consiste nel prendere coscienza della vita di ogni giorno, prestando una nuova attenzione a tutte quelle attività quotidiane che spesso svolgiamo inserendo il “pilota automatico”.

Infatti la mindfullness è la pratica del prestare attenzione: sapere dov’è e poter scegliere dove dirigerla.

Se vuoi maggiori informazioni, prenotare una consulenza personalizzata per valutare insieme un percorso di mindfulness puoi contattarmi qui.

Bibliografia:

Kabat-Zinn J., Lipworth L., Burney R., “The clinical use of mindfulness meditation for the self-regulation of chronic pain”. 1985

Kabat-Zinn J. “Coming to Our Senses: Healing Ourselves and the World Through Mindfulness.” Hyperion Books, New York. 2005

Kabat-Zinn J., “Full Catastrophe Living.” New York, Bantam Doubleday Dell Publishing Group, 1991. Trad. it. Vivere momento per momento. Milano, TEA, 2010.

Altri articoli:

De Vibe et Al “Mindfulness Based Stress Reduction (MBSR) for Improving Health, Quality of Life, and Social Functioning in Adults.” 2012

Goldin, Gross “Effects of mindfulness-based stress reduction (MBSR) on emotion regulation in social anxiety disorder.” 2010

Shapiro et al. “The moderation of Mindfulness-based stress reduction effects by trait mindfulness: results from a randomized controlled trial” 2011

Kristeller, Wolever “Mindfulness-based eating awareness training for treating binge eating disorder: the conceptual foundation.”2011

Gross C.R. et al. “Mindfulness-based stress reduction versus pharmacotherapy for chronic primary insomnia: a randomized controlled clinical trial.” 2011

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